Compilatio si dimostra estremamente carente nel suo presunto ruolo di rilevatore di testi generati da intelligenza artificiale. Il problema principale è che, paradossalmente, i testi ben scritti e accurati vengono segnalati come prodotti da IA, mentre quelli scritti in modo grossolano passano inosservati. In altre parole, un contenuto deliberatamente trasandato e approssimativo non viene contrassegnato come artificiale, rendendo di fatto il software inutile per una valutazione accurata.
Questa incongruenza non solo scredita gli studenti capaci, ma mette in discussione la validità del sistema stesso. A peggiorare le cose, i docenti che si affidano ciecamente a questi risultati perpetuano un’ingiustizia palese: attribuiscono valore al giudizio di un software che non distingue tra qualità e plagio, confondendo due concetti distinti. La programmazione del codice analitico è palesemente inadeguata, e il fatto che un ente di controllo l’abbia certificato come affidabile è incredibile.
Il termine “potenziale intelligenza artificiale” è poco più che una scappatoia per giustificare un algoritmo impreciso. Non solo danneggia ingiustamente gli studenti, ma espone Compilatio a critiche legittime e, in ultima analisi, a potenziali azioni legali. La vera responsabilità, tuttavia, è condivisa: se il software è fallace, i docenti che ne accettano le conclusioni senza alcun senso critico sono altrettanto colpevoli. In definitiva, l’intero sistema, così come concepito, si rivela inadatto al suo scopo, creando più problemi di quanti ne risolva.