Paolo Piffaretti

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Se cercate un ambiente umano guardate altrove

Se cercate un ambiente umano, serio e professionale, guardate altrove. Il 30 giugno 2025 mia figlia si è laureata in questa università, dopo due anni di impegno costante, sacrifici e serietà. Nonostante l’ottimo risultato finale, ciò che resterà impresso a lei – e a noi genitori – è la totale mancanza di rispetto e professionalità dimostrata dall’ateneo. Fin dall’inizio abbiamo riscontrato una gestione approssimativa, comunicazioni confuse e un atteggiamento distante, quasi infastidito, nei confronti degli studenti. Il colmo, però, si è raggiunto il giorno della laurea: una seduta disorganizzata, frettolosa, priva di qualunque forma di attenzione o valorizzazione del percorso compiuto. Nessun riconoscimento per il lavoro svolto, nessuna parola spesa, nessuna dignità attribuita a un momento che avrebbe dovuto rappresentare il coronamento di anni di sacrifici. Premetto che mia figlia ha realizzato una tesi sperimentale che l’ha impegnata per cinque mesi, richiedendo tempo e dedizione. Ebbene, durante la presentazione, il presidente della commissione si è alzato proprio all’inizio della sua esposizione per andare a fare i propri comodi, tornando solo pochi secondi prima della fine, giusto il tempo per chiederle di “andare più veloce”, poiché aveva già sforato i cinque minuti concessi (era a 6 minuti e 15 secondi). Faccio notare che, al momento dell’iscrizione, il sito dell’università riportava chiaramente che il tempo previsto per la discussione della tesi era di 7–10 minuti, più eventuali domande. Perché allora è stato imposto un limite rigido di cinque minuti? E perché non è stata posta nemmeno una domanda agli studenti? Fretta di finire? A tutto questo si aggiunge un altro fatto, a dir poco imbarazzante: la sessione di laurea, inizialmente prevista per luglio, è stata anticipata a giugno con un preavviso ridicolo di appena cinque giorni. La comunicazione è arrivata il 19 giugno e il primo giorno di discussione era fissato per il 23 giugno! Questo ha messo in difficoltà mia figlia (e non solo lei, come ammesso dalla stessa segreteria), poiché il suo relatore, per impegni già presi all’estero, non ha potuto essere presente alla discussione, né in aula né da remoto. Una vera vergogna. In seguito a questa comunicazione, ho contattato la segreteria, che ha risposto con queste parole: > “Ci dispiace, sua figlia non è l’unica ad essersi lamentata, ma abbiamo dovuto anticipare la sessione a giugno perché alcuni studenti non si sarebbero potuti laureare a luglio”. Beh, se avessi saputo che esistono queste “preferenze”, non avrei mai permesso a mia figlia di iscriversi. Ammettere di aver spostato un’intera sessione per agevolare alcuni studenti, danneggiandone altri, è l’ennesima prova che questa università pensa solo agli introiti, non certo al benessere degli studenti. È inaccettabile che un’università tratti gli studenti (e le loro famiglie) come numeri da archiviare in fretta. Il giorno della laurea non è una pratica da smaltire, ma un traguardo che merita rispetto. E in questa sede, di rispetto, non ne abbiamo visto nemmeno l’ombra. Sottolineo che il trattamento riservato a mia figlia è stato lo stesso riservato a tutti gli altri laureandi, prima e dopo di lei. Questa esperienza ci ha lasciato amarezza, delusione e tanta rabbia. Peccato, perché dietro ogni laurea c’è una persona che meriterebbe ben altro trattamento – soprattutto considerando i costi elevati di questa università, ai quali si sommano le numerose spese extra causate da cambiamenti imposti durante l’anno, mai previsti in fase di iscrizione.